LA “PAROLA”-THE “WORD”-كلمة “كلمة”.

Da quando l’uomo ha l’uso della parola, si è creato un sistema informativo complesso, che può anche essere elemento di disinformazione gravissima.
Mi accorgo che non riusciamo più a dare un senso alle parole. Con il passare degli anni le parole hanno perso il loro senso, sono diventate talmente leggere da perdere ogni legame, ogni contatto, con quel che rappresentano. Abbiamo perso il valore delle parole. I primi tempi magari, di fronte ad un discorso intollerabile, a frasi irripetibili, a parole che feriscono, c’indignavamo, poi, man mano che gli anni passavano ci siamo abituati a tutto. Con il passare del tempo infatti abbiamo scoperto che si può dire tutto e il contrario di tutto nell’arco della stessa ora, che si può dire una cosa e rimangiarla, modificarla, negarne il senso nello stesso istante in cui la si è detta. Così non facciamo più caso al “peso specifico delle parole”.
Le parole non sono più pietre, sono nuvole. Hanno perso il loro “peso specifico”.
Le parole sono pietre, scriveva Carlo Levi, invece oggi anche le parole più pesanti, che lapidano una persona, milioni di persone, le parole scagliate in faccia con la violenza peggiore, una volta dette diventano come palloncini colorati che volano via. E nessuno ci pensa più. Dietro le parole non c’è più un pensiero, un perché, un’idea, un’opinione, un progetto. C’è il vuoto più assoluto,quanto poco valore diamo a ciò che diciamo e scriviamo.
I social sono diventati lo specchio dei nostri umori, dei desideri, delle frustrazioni, persino di quello che non vorremmo far sapere ad altri… ed è un controsenso, dal momento che rendiamo pubblici i nostri pensieri, diventa assurdo lamentarsi del fatto che chiunque possa poi commentare.
Spesso, attraverso i social diamo libero sfogo ai nostri stati d’animo, spesso senza nemmeno renderci conto che quanto si pubblica diventa una traccia indelebile che resta per sempre online, a disposizione di chiunque. Sottolineo PER SEMPRE ONLINE.
E lo sottolineo perché non è così scontato che ne siate consapevoli e che vi rendiate conto, esattamente, di che cosa questo significhi. In realtà voglio dire che ogni vostro commento, ogni vostro post, ogni articolo, un like, un emoticon resteranno incisi fino all’eternità nella memoria virtuale della rete, come testimonianza di un vostro passaggio.
E che sarà mai? Mica ho niente da nascondere…
Sicuri? Davvero? Siete certi di non aver messo un pollice alzato in un post che esaltava, giustificava e auspicava il linciaggio verso l’autore che ha pubblicato una foto di gattini arrostiti e poi, qualche giorno dopo, condiviso un altro post contro la pena di morte in Turchia?
Siete certi di non aver appoggiato la causa di un autore contro un editore “disonesto”, con frasi anche sprezzanti, al limite della querela, per poi, in un altro gruppo FB, giustificare gli stessi atteggiamenti poco chiari, di un altro editore, adducendo motivazioni fantascientifiche?
Insomma, prima di scrivere una qualsiasi cosa sui social, bisogna realmente valutare l’opportunità di commentare un determinato post e diventare realmente consapevoli di quali parole utilizzare. Nella lingua parlata è facile rimangiarsi quanto si è detto, perché se non si è stati registrati, nessuno può dimostrare l’esatta sequenza dei termini utilizzati. E se non bastasse la terminologia, esiste anche la tonalità e l’espressività della voce. Un’intonazione ironica può cambiare totalmente il senso a una frase e quindi al significato stesso delle parole.
Le parole, dunque, fanno parte del nostro vocabolario giornaliero e vengono rese “personali” dall`educazione ricevuta, il conteso storico, l’ambiente e le circostanze. Le parole hanno il valore che noi diamo loro e possono essere stravolte, anche all’interno di un contesto unico, a seconda del tipo di concetto espresso. Detto questo, sarebbe opportuno comprendere che un uso indiscriminato e irresponsabile non solo può ferire ma anche offendere profondamente chi legge o ascolta. Va anche detto che, proprio perché viviamo in un’era in cui la comunicazione è divenuta superficiale, prima di sentirsi feriti o offesi sarebbe bene accertarsi di quanto realmente voleva intendere l’autore del testo incriminato.
Spesso, ciò che si sente dire è: non intendevo dire quello…
Ed è proprio nel termine “quello” che sta il nocciolo del problema. La stessa frase può risultare offensiva per qualcuno e per un altro no. Lo stesso termine può urtare la suscettibilità di qualcuno e passare con indifferenza per qualcun altro. Quindi, a meno che si pensi che un tale scritto sia rivolto a noi personalmente (e anche in questo caso sarebbe meglio verificare), prima di lanciarsi in epiche campagne contro questo o quell’altro post, bisognerebbe contare fino a mille e poi, semmai, pensare di rispondere. E, ricordate, non sempre è sufficiente contare fino a mille… e anche su questo sarebbe il caso di incominciare a riflettere: il silenzio può essere davvero d’oro.
Nelle parole si nasconde sempre un’azione.
Per questo la parola va rispettata nella sua essenza etimologica, nella sua potenza semantica, nella sua efficacia espressiva. Come un apprezzamento nei confronti di una persona costituisce elemento di rinforzo e motivazione positivi, così l’insulto gratuito è inammissibile, violento e meritevole di ogni censura.
L’arte della parola è classicamente la retorica, che non va intesa come lo sproloquio politico-giornalistico attuale, ma come arte del ben dire, con grazia ed efficacia quello che dobbiamo dire, sia un ragionamento, sia un discorso, sia una lezione, sia una riflessione teorica o un consiglio pratico.
Il retaggio culturale ha a che fare con l’uso della parola. Ogni territorio, regione, nazione ha un suo rapporto con le parole; le lingue del mondo, che rappresentano i vari mondi esistenziali, sono migliaia. Non tenerne conto pensando che la propria lingua, e quindi le parole che si usano siano universali per senso e significato, è un grave errore, foriero di conflitti e, come la storia racconta, anche di guerre sanguinose.
L’esperienza della parola è l’esperienza stessa della vita umana, dal pensiero allo scritto, rappresentando la manifestazione più alta degli esseri umani. Occorre fare un viaggio nel tempo della parola per coglierne tutta la sua ricchezza, quando è capace di spiegare ciò che è complicato e di interpretare ciò che è complesso, a volte inestricabile, quasi indicibile. Infatti in parte la parola non riesce a rappresentare tutta la realtà in quanto tale. Kant direbbe che la parola racconta il “fenomeno”, cioè ciò-che-appare, non mai il “nonmeno”, vale a dire ciò-che-è-in-sé-e-per-sé. La realtà sfugge sempre nella sua verità intrinseca, e si manifesta solo in parte.
Per questo la verità è la più elevata manifestazione del bene stesso, nella differenza irriducibile di ciascuno, che è esplicitata nella parola…

Since man has the use of the word, a complex information system has been created, which can also be a very serious element of disinformation.
I realize that we can no longer make sense of words. Over the years words have lost their meaning, they have become so light that they lose every link, every contact, with what they represent. We have lost the value of words. The first times perhaps, in the face of an intolerable speech, unrepeatable phrases, words that hurt, we were indignant, then, as the years passed we got used to everything. With the passage of time, in fact, we have discovered that we can say everything and the opposite of everything in the same hour, that we can say something and change it, modify it, deny its meaning at the same moment in which it was said. So we no longer pay attention to the “specific weight of words”.
Words are no longer stones, they are clouds. They have lost their “specific weight”.
The words are stones, wrote Carlo Levi, but today even the heaviest words, which stone a person, millions of people, the words thrown in the face with the worst violence, once said become like colored balloons that fly away. And nobody thinks about it anymore. Behind words there is no longer a thought, a reason, an idea, an opinion, a project. There is the most absolute emptiness, how little value we give to what we say and write.
Social media have become the mirror of our moods, desires, frustrations, even what we do not want to let others know … and it’s a contradiction, since we make our thoughts public, it becomes absurd to complain that anyone can to comment.
Often, through social networks we give free rein to our moods, often without even realizing that what is published becomes an indelible mark that remains forever online, available to anyone. I emphasize FOREVER ONLINE.
And I stress this because it is not so obvious that you are aware of it and that you realize, exactly, what this means. In reality I want to say that your every comment, every post, every article, a like, an emoticon will remain engraved until eternity in the virtual memory of the network, as a testimony of your passage.
And what will it ever be? I have nothing to hide …
Sure? Really? You are sure you have not put a thumb up in a post that exalted, justified and hoped lynching to the author who published a photo of roasted kittens and then, a few days later, shared another post against the death penalty in Turkey ?
You are certain that you have not supported the cause of an author against a “dishonest” publisher, with even contemptuous phrases, at the limit of the lawsuit, and then, in another FB group, justify the same unclear attitudes, of another publisher, citing science fiction motivations?
In short, before writing anything on social media, you really need to evaluate the opportunity to comment on a specific post and become really aware of what words to use. In the spoken language it is easy to take back what has been said, because if you have not been registered, nobody can prove the exact sequence of the terms used. And if the terminology is not enough, there is also the tone and the expressiveness of the voice. An ironic intonation can completely change the meaning of a sentence and therefore the meaning of words.
Words, therefore, are part of our daily vocabulary and are made “personal” by the education received, the historical contest, the environment and the circumstances. Words have the value we give them and can be distorted, even within a single context, depending on the type of concept expressed. That said, it should be understood that an indiscriminate and irresponsible use can not only hurt but also deeply offend those who read or hear. It must also be said that, precisely because we live in an era in which communication has become superficial, before feeling hurt or offended it would be good to ascertain what the author of the incriminated text really meant.
Often, what you hear is: I did not mean that …
And it is precisely in the term “that” that is the core of the problem. The same sentence can be offensive for someone and for another not. The same term can impinge on someone’s susceptibility and go indifferently to someone else. So, unless you think that such a writing is addressed to us personally (and in this case it would be better to check), before launching in epic campaigns against this or that other post, you should count to a thousand and then, if anything , think of answering. And, remember, it is not always enough to count up to a thousand … and even on this it would be appropriate to begin to reflect: silence can be really golden.
An action is always hidden in words.
For this reason the word must be respected in its etymological essence, in its semantic power, in its expressive effectiveness. As an appreciation of a person constitutes an element of positive reinforcement and motivation, so the gratuitous insult is inadmissible, violent and deserving of every complaint.
The art of speech is classically rhetoric, which should not be understood as the current political-journalistic ranting, but as an art of saying well, with grace and efficacy what we have to say, both a reasoning, a discourse, a lesson, either a theoretical reflection or a practical advice.
Cultural heritage has to do with the use of the word. Every territory, region, nation has its own relationship with words; the languages ​​of the world, which represent the various existential worlds, are thousands. Do not take it into account thinking that your language, and therefore the words that are used are universal in meaning and meaning, is a serious mistake, a harbinger of conflicts and, as history tells, even bloody wars.
The experience of speech is the experience of human life itself, from thought to writing, representing the highest manifestation of human beings. It is necessary to make a journey through the time of the word to catch all its richness, when it is able to explain what is complicated and to interpret what is complex, sometimes inextricable, almost inexpressible. In fact, in part, the word can not represent all of reality as such. Kant would say that the word tells the “phenomenon”, that is what-that-appears, never the “nonmeno”, that is to say that-that-is-in-itself-and-for-itself. Reality always escapes in its intrinsic truth, and manifests itself only in part.
This is why truth is the highest manifestation of the good itself, in the irreducible difference of each one, which is explicit in the word…

بما أن الإنسان لديه استخدام الكلمة ، فقد تم إنشاء نظام معلومات معقد ، والذي يمكن أن يكون عنصرا خطيرا جدا في المعلومات المضللة.
أدرك أنه لم يعد بإمكاننا فهم الكلمات. على مر السنين فقدت الكلمات معناها ، فقد أصبحت خفيفة لدرجة أنها فقدت كل رابط ، وكل اتصال ، بما تمثله. لقد فقدنا قيمة الكلمات. في المرات الأولى ربما ، في وجه خطاب لا يطاق ، عبارات لا تكرر ، كلمات تؤذي ، كنا ساخطين ، ثم ، مع مرور السنين ، اعتدنا على كل شيء. مع مرور الوقت ، في الواقع ، اكتشفنا أنه يمكننا أن نقول كل شيء ونقض كل شيء في نفس الساعة ، يمكننا أن نقول شيئًا ونغيره ، ونعدله ، وننفي معناها في نفس اللحظة التي قيل فيها. لذلك لم نعد نولي الاهتمام “للوزن المحدد للكلمات”.
الكلمات لم تعد الحجارة ، إنها غيوم. لقد فقدوا “وزنهم الخاص”.
الكلمات هي الحجارة، كتب كارلو ليفي، ولكن اليوم أثقل الكلمات التي الرجم شخص، والملايين من الناس، والكلمات النائية في مواجهة مع أسوأ أعمال عنف، مرة واحدة هذه تصيروا مثل البالونات الملونة تحلق بعيدا. ولا أحد يفكر في الأمر بعد الآن. وراء الكلمات لم تعد هناك فكرة أو سبب أو فكرة أو رأي أو مشروع. هناك الفراغ الأكثر تكرارا ، كم القيمة القليلة التي نمنحها لما نقوله ونكتبه.
أصبحت الشركة مرآة حالاتنا المزاجية، والرغبات، الإحباط، حتى ما لا تدع الآخرين يعرفون … وتناقض، لأن ننشر أفكارنا، يصبح من السخف أن يشكو من حقيقة أن أي شخص يمكن بعد ذلك التعليق.
في كثير من الأحيان ، من خلال الشبكات الاجتماعية ، نطلق العنان لحالنا المزاجية ، في كثير من الأحيان دون أن ندرك أن ما يتم نشره يصبح علامة لا تمحى تظل إلى الأبد عبر الإنترنت ، وهي متاحة لأي شخص. أؤكد على الأبد على الانترنت.
وأشدد على هذا لأنه ليس من الواضح تمامًا أنك على علم به وأنك تدرك بالضبط ما يعنيه هذا. في الواقع ، أريد أن أقول إن كل تعليق ، وكل رسالة ، وكل مقالة ، وشبه ، ومعبث سيظل محفورًا إلى الأبد في الذاكرة الظاهرية للشبكة ، كدليل على مرورك.
وماذا سيكون؟ ليس لدي ما أخفيه …
متأكد؟ حقا؟ هل أنت متأكد أنك لا تضع ممتاز في ما بعد أن تمجد، مبررة وتنادي الإعدام الغوغائي للمؤلف الذي نشر صورة من القطط تفحم وفي وقت لاحق بعد ذلك بضعة أيام، وتقاسم وظيفة أخرى ضد عقوبة الإعدام في تركيا ؟
وتأكدوا من عدم وجود دعم قضية الكاتب ضد ناشر “غير شريفة” حتى مع عبارات مهينة للحدود الدعوى، ثم في القائمة FB آخر، تبرير أنفسهم مواقف غير واضحة، ناشر آخر، نقلا عن دوافع الخيال العلمي؟
باختصار ، قبل كتابة أي شيء على وسائل التواصل الاجتماعي ، تحتاج حقًا إلى تقييم فرصة التعليق على مشاركة محددة ، وتصبح على دراية تامة بالكلمات التي يجب استخدامها. في اللغة المحكية ، من السهل استعادة ما قيل ، لأنه إذا لم تكن مسجلاً ، فلن يستطيع أحد إثبات التسلسل الدقيق للمصطلحات المستخدمة. وإذا لم تكن المصطلحات كافية ، فهناك أيضًا لهجة الصوت وتعبيره. يمكن للتنجيم الساخر أن يغير معنى الجملة وبالتالي معنى الكلمات.
الكلمات ، وبالتالي ، هي جزء من المفردات اليومية لدينا والتي يتم “الشخصية” من خلال التعليم المتلقاة ، والمسابقة التاريخية ، والبيئة والظروف. الكلمات لها القيمة التي نعطيها ويمكن أن تكون مشوهة ، حتى في سياق واحد ، حسب نوع المفهوم المعبر عنه. ومع ذلك ، ينبغي أن يكون مفهوما أن الاستخدام العشوائي وغير المسؤول لا يمكن أن يضر فقط بل يسيء إلى الذين يقرؤون أو يسمعون. ويجب أيضا أن نقول ، على وجه التحديد ، لأننا نعيش في عصر أصبح فيه التواصل سطحيًا ، قبل الشعور بالأذى أو الإساءة ، سيكون من الجيد التأكد مما يقصد به مؤلف النص المجرم حقًا.
في كثير من الأحيان ، ما تسمعه هو: لم أكن أقصد ذلك …
وهذا بالضبط هو مصطلح “هذا” الذي يمثل جوهر المشكلة. نفس الجملة يمكن أن تكون مسيئة لشخص وآخر لا. يمكن أن المصطلح نفسه يؤثر على حساسية شخص ما ويذهب بشكل غير مبال لشخص آخر. لذلك ، ما لم تفكر في أن مثل هذه الكتابة موجهة إلينا شخصياً (وفي هذه الحالة سيكون من الأفضل التحقق) ، قبل إطلاق حملات ملحمية ضد هذه الوظيفة أو تلك ، يجب أن تحسب ألفًا ، ومن ثم ، فكر في الإجابة. وتذكروا أنه ليس كافياً دائماً أن يصل عددهم إلى ألف … وحتى في هذا الأمر سيكون من المناسب البدء في التفكير: يمكن أن يكون الصمت ذهبيًا حقًا.
يكون الإجراء مخفيًا دائمًا في الكلمات.
لهذا السبب يجب أن تحترم الكلمة في جوهرها ، في قوتها الدلالية ، في فعاليتها التعبيرية. كما تقدير الشخص يشكل عنصرا من التعزيز الإيجابي والدافع ، وبالتالي فإن الإهانة غير مقبولة وغير عنيفة وتستحق كل شكوى.
فن الخطاب هو كلام كلاسيكي ، لا ينبغي أن يُفهم على أنه صخب صحافي سياسي حالي ، بل كفن من قول جيد ، بنعمة وفعالية ما علينا أن نقوله ، كل من المنطق ، الخطاب ، الدرس ، إما انعكاسًا نظريًا أو نصيحة عملية.
التراث الثقافي له علاقة باستخدام الكلمة. كل إقليم أو منطقة أو أمة لها علاقة خاصة بها مع الكلمات ؛ لغات العالم ، التي تمثل مختلف عوالم الوجود ، هي الآلاف. لا تأخذ في الاعتبار أن لغتك ، وبالتالي الكلمات المستخدمة هي عالمية في المعنى والمعنى ، هو خطأ خطير ، نذير الصراعات ، وكما يقول التاريخ ، حتى الحروب الدامية.
تجربة الكلام هي تجربة الحياة البشرية نفسها ، من التفكير إلى الكتابة ، التي تمثل أعلى مظهر من مظاهر البشر. من الضروري القيام برحلة خلال وقت الكلمة لالتقاط كل ثرائها ، عندما تكون قادرة على شرح ما هو معقد ولتفسير ما هو معقد ، وغير قابل للتجزئة في بعض الأحيان ، لا يمكن وصفه تقريبًا. في الواقع ، في جزء ، لا يمكن للكلمة تمثل كل الحقيقة على هذا النحو. يمكن أن يقول كانط أن الكلمة تحكي “الظاهرة” ، أي ما يبدو ، لا “أبدًا” ، أي أن-في-نفسها-ول-نفسها. الواقع يهرب دائما في حقيقته الجوهرية ، ويتجلى في جزء منه فقط.
هذا هو السبب في أن الحقيقة هي أعلى مظاهر الخير نفسه ، في الاختلاف غير القابل للاختزال لكل واحد ، وهو واضح في الكلمة…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...